Sono il sommo sacerdote della mia religione,
che non ho,ma sono.
ogni mio passo ha l'ebbrezza
del primo passo
su un pianeta che non è il satellite di nessuno.
non ho dogmi ma grandi respiri,
sono veda i miei risvegli.
Ebbro, santo, invisibile,
incenerisco i passanti nella mia solitudine,
sono ancora in piedi, ma quasi per gioco.
[come quando vibrò una luce alogena,
alogena, nei miei occhi,
decretando vane le argomentazioni razionali
di un semiredento ,e progressita, figlio di forzista,
pensando che bastasse dire "vita", la vera vita, agli zombie,
per far sì ch'essi s'accorgessero di essere polvere]
Nella solitudine del rito,
io irrido credendo però a tutto:
son ancora quel nichilovich
(che.spalancò.le-forze.dell'inferno):
anche questo è uno sbaglio,
che belli gli sbagli.

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