venerdì 5 marzo 2010
sarebbe bello se riuscissi a dimenticarmi di quella che è la realtà,
di quello che è l'ineliminabile vero di ogni uomo in quanto razza
peggiore della scimmia, e di tutti gli altri regni,
sarebbe bello essere sempre il contrario del soares che si perdE:
è molto bello, invece, anche timbrare il cartellino d'uscita dopo
3 brevissime e paradossali ore, in cui ovviamente il mio corpo danzava la sua danza senza seguire la musica che c'era,
ed era eloquente negli sguardi non dati e nella tenerezza sincera,
tre ore passate come un ennesimo battesimo, sempre uguale e più paradossale,
per un immersione nell'unica realtà reale:
il regno del banale.
con la mia compagna di classe che si crede evoluta (lapsus: si crede voluta) e sparla con me di chi non è evoluto, di fatto,
e certo dà molto fastidio anche a me se si arrischia a parlare di letteratura:
ma c'è sempre questo elemento che io trovo il più intollerabile:
il numero! il numero! e cioè la quantità, ma siete della stessa pasta,
tu e lui, solo io sono davvero altrove,è il mio dolore a potermelo far dire, e zoppico come un poeta che si finga albatro..). [ho detto tutto ma non mi sarò fatto capire, le parentesi è come se non ci fossero, e quello là di prima, deprecato con deprecabilità, non riusciva nemmeno a concepire che io leggessi un libro mosso dal mio sentimento d'amore! voglio dire, come, di cosa, come ancora parlare con gente così altra da me? non sono forse, davvero,proprio quinte di cartone, loro, contrapposto a me che invece sono fatto di carta,e dunque divino?]
sopra o sotto il letto ho da un paio d'ore il primo libro di poesie in italiano di pasolini: assolutamente paradossale, e devo ancora finire pessoa,
ma leggerò prima questo pasolini e poi ne patirò la perdita:
in una poesia dialogano il casarsese e uno straniero,
e sembra che la povertà agreste non sia misera ma un mistero:
oggi è tutto scoperto e tutto mescolato, il vino rosso con il gelato,
e semmai, non c'è mistero, solo confusione,
disordine ma non caos.
Sarebbe bello essere sempre nella realtà con la r maiuscola -ma non- quella minuscola,
la realtà scevra dall'esistente, in cui spera hegel e in cui io sto,
senza più gambe, con la colpa del corpo, ma anche senza un po' di essa,
puro spirito impuro.
prima di avere l'usignolo stavo leggendo porcile, che invece non è paradossale, è simmetrico per contraddizione e sublime per respiro e inascoltabilità:
forse scriverò anche qualcosa di così bello: : :
no? forse, non è la carne a gettarmi nel mio stato di naufrago,
stato che scorgo in tutti i matrimoni andati male e anche quelli protratti per anni,
forse, per me, è solo l'esigenza di provar eil più possibile delle esperienze che mi possano portare a migliorare il mio simposio:
non era il cazzo a guidarmi, che paradosso.
E cioè ritrovo addirittura fiducai nella mia lingua,
che intanto, per parlare di carne, è gonfia per l'allergia a qualcosa che io non so,
la realtà politica italiana.E ho tolto appunto l'appunto di pasolini sulla sua incapacità di scxrivere poesie a 21 anni, età in cui lo sto leggendo io,
e l'ho sostituita con la'affermazione,sempre pasoliniana, del fatto che la poesia, non sfuggendo la determinazione economica cui nulla sfugge, sfugge ad ogni determinata determinazione:
anche se parlo del mondo dei banali e dico che un bambino giocava col nintendo ds,
un cliente questa settimana ha lavorato molto nonostante la crisi, sono molto antiquati i grossi cd da karaoke da 20 anni fa.
ogni determinata determinazione, non è poco:scorgo le esigenze dei libri scritte male e la incancellabile mancanza di necessità di baudelaire, che si annoia: ma come, perchè allora non ti leggi un libro di rimbaud?

ho bisogno di una camicia nuova.
 
posted by arturo_arcobaleno at 23:26 |


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