Esiste un racconto orale che è quasi un mito.
L'ho sentito da più fonti e non l'ho mai trovato scritto.
Devo averlo sentito per la prima volta a tredici, forse ad undici anni,
e mi diede una impressione di importanza, di necessità, tra le tante altre parole
superflue di cui sono piene le bocche degli uomini.E questa importanza, infatti, ce l'aveva, era un vero e proprio mito, anche se ascoltato al cinema, aveva il fondo prezioso della poesia o della religione.
la storia narra di un soldato semplice invaghito della principessa del regno.
Se cenerentola ha dalla sua un utero, per far innamorare il suo principe,
senza un patrimonio il soldato sembrerebbe quasi castrato,
oppure andrebbe bene solo come animale da monta.
Eppure la nostra fiaba ci riconforta sulla bontà dei sentimenti
delle principesse:colpito dal fulmine, il soldato che si dichiara non riceve un secco no,
gli viene solo detto di dover aspettare cento giorni e cento notti sotto la finestra dell'amata.
E lui, santamente pazzo come ogni vero innamorato, prende una seggiola e si mette ad aspettare: perde le forze, dimagrisce, non sviene,
fin quando il novantanovesimo giorno si alza e se ne va.
Con somma dignità.
Ma le spiegazioni che ho sentito dare a questa sotriella mi hanno sempre deluso completamente.
Il soldato non se ne va certo per paura di essere rifiutato!
quello che la gente normale non capisce,
riconfermando la mia idea di essere diversa dagli altri,
nel sentire l'amore,(ma sono comunque giustificata
per essere quel che sono), è che i membri normali non capiscono quello
che ha provato il soldato nella sua snervante attesa:
l'estasi più pura. Uscì da sè restando perfettamente immobile,
quei novantanove giorni sono stati un attimo, ma sarebbe stato eterno l'ultimo istante che trasformava il novantanove nel cento.
Il soldato non chiedeva altro che contemplare il suo amore,
e aspettare:
non avrebbe saputo anzi che farsene,
di un amore ricambiato, o di un atto sessuale consumato.
Non era quel tipo di amore schifosamente borghese e terribilmente
stabile, non er al'orribile per sempre felici, che il soldato aveva in mente:
soldato sì,ma non comprato, il mito è tale perchè parla di un epoca in cui non esisteva soltanto il denaro.
Il suo piacere era la contemplazione di quello
che aveva ricevuto in sorte - solo per poterlo contemplare-:
Gli bastava osservare da lontano una luce su cui riversare tutta la sua essenza,
non aveva alcun bisogno di possederla,
il centesimo giorno se ne è andato perchè aveva già ottenuto tutto quello che poteva ottenere. Dalla vita.

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