giovedì 25 febbraio 2010
cechov e rilke che scrivono racconti sul suicidio,
con questi diciottenni8 con occhi che non sono i loro veri
occhi, e guardano il mondo come se fosse una contingenza invisibile,
cechov e rilke che scrivono racconti come i napoletani fanno le corna
nella jettatura di gautier o i nuovi mariti non guardano
la madre della moglie nei saggi di sigmund esse,
rilke e cechov che scrivono racconti sul suicidio,
talmente brutti da essere meravigliosi,
amputati come le braccia dipinte dai bambini di terezin
(terezin trezene trenzano) i bambini di terezin che non se ne sarebbero
mai andati, ma forse volevano proprio fare a meno di nascere,
e io con la mia lingua mozzata come il ragazzino sulla locandina
di salò,che vedo tutto questo e solo ora lo so:
rilke e cechov che scrivono racconti su queste pistole,
che scivolano di mano pesanti come falli,
e poi tornano nella mano,
e il grilletto non è innaturale nè umano,
è solo un qualcosa di sospeso,
rilke e cechov che srivono racconti perchè non potevano farne a meno,
e chissà quanti poveri alter ego sacrificati sugli
altari della voluta alterità,
con questa istantaneità del gesto e lo shok
di tutti gli altri, che non si aspettavano altro:

peccato io non abbia a dispozione il mezzo così ageduato
di una pistola, non mi va tanto di ripiegare, di ricorrere ad altri
mezzi, e soprattutto, di smetterla di schiumare dalla bocca
tentando di difendere la mnia lucidità:
baudelaire è alogico, ma io sono come rimbaud,
non sono alogico, sono alogeno.
 
posted by arturo_arcobaleno at 23:29 |


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