sono così debole,me al contempo così cosciente.
la gente fa le tempeste nel bicchiere
e io mi ci perdo.
nella routine dell'irreale, che è già morte pessoiana
anche se cerco di riempirla col mio amore.
e ogni umore è umor nero:
vorrei qualche dipendenza per non darmi pensiero,
vorrei esser pensiero per non pensare
sempre al nero:
ogni mente è una malattia mentale,
ma i miei rapporti di forze hanno leggi fisiche diverse dalle vostre.
e so che la gente mi rimuove,
so che alle prede bisognerebbe avvicinarsi alle spalle,
ma faccio solo ciò che sento,
so che sento il disgusto del realizzabile,
kafka è già una maledizione sufficiente:
amo ciò che amo e non la coscienza della gente,
è bello scrivere dopo aver scritto sonetti,
ciò che è alogico non è illogico,
cioè che è logico non è alogico,
la logica è illogica.
E pensare che sto male per delle cose così meschine!
mentre non mi preoccupo delle poche grandi che mi capitano.
aggrotto le ciglia,
ho mal di stomaco:
pensavo, per esempio,
quelli dell'itis fingono di conservare un'umanità
pensando però solo al denarE:
e invece quelli del liceo
fingono di avere ancora tutto l'interesse
per il denaro e viene fuori solo
una reduce umanità.
e tutto il resto.

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