questa volta ti ho sognato.
finalmente ti ho sognato.
ti chiedevo di concedermi,
di darti un passaggio, mi pare.
e ora che lo dico torno ancora
a lui, ovviamente.
il mio amore morto nel 75,
che veniva ringraziato in un sogno
non suo per un
viaggio offerto ad un ragazzo di borgata:
il viaggio della vita,
nell'analisi del
ringraziato.
ma questa sarebbe una poesia,
e se scrivo così non si capisce.
ti imploravo di conoscermi un tuo sguardo.
ma tanta gente è un enigma e tu hai scelto
di essere un mistero:
potrò certo dirti che la freddezza
è una difesa micidiale,
così come il silenzio,
che la avvelena, la avvelena, questa santa anima,
il silenzio tanto amato dai borghesi piccoli o grandi,
è lo scudo perfetto anche dell'orrore
che si ha sotto gli occhi.
intanto ti scrivo e bevo,
e non mi disfo di me stesso perchè
mi sembra troppo doloroso.
addirittura, più doloroso:
così oltre a non riuscirmi ad esporre, cerco di impormi.
e espongo parti di me che non conosco:
scrivo scrivo scrivo un po' ubriaco,
un po' soltanto, che sono comunque un bravo ragazzo,
mio malgrado.
Questa notte ti ho sognato
ma la verità è che io ti ho sognato
già molto tempo fa:
da prima di conoscerti.
anche per il sogno potrei proporre
qualche interpretazione,
ma tutto mi sembra di una sconvolgente
purezza:
quando semmai mi dolgo
di non trovare
a capire cosa sia un solo, un solo peccato:
forse essere io, ma sempre e comunque, chi lo sa.
Scrivo perchè
non so tacere e non ti so parlare.
o forse ti saprei parlare,
ma non nell'aria cupa di un istituto
liceale-professionale.
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