e tutti i igesti inconsulti e inconvulti
della gente che agisce pensando ad altro.
finale: "aprite il sipario" si chiude.
i costumi di scena i costumi di una commedia in costume
-che non si terrà mai-
e intanto, la gente parla con immenso candore,
è in ansia perchè sarà giudicata,
è in ansia ma ovviamente per il dopo:
c'è un abisso che non si realizzerà mai.
c'è gente molto diversa che si uniformerà soltanto poi, dopo l'apertura di quel
sipario inesistente:
intanto, c'è gente dialettica e gente che non parla per altri mezzi
che per citazioni,
chi si siede come su un trono
e chi si rannicchia a terra.
chi gioca con la scenografia,
con moti privi di senso
"andate fuori"
tutti fuori
"no,c'è un bus bloccato nel traffico,
si posticipa di trenta minuti"
e gli attori che riemergono dalle
fogne per dibattere sul futuro,
sul trapassato, su dublino.
sulla caduta del muro e su mago merlino.
dal mio punto di vista sarebbe una commedia sul nulla,
ovviamente beckettiana, ma il nulla
invece sarebbe lucente, e quindi mio:
non so se sbaglino quei comuni
mortali a credere tanto interessante
il loro niente (ma magari era questa la catarsi?)
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