Ad agosto ho comprato "Lo spleen di Parigi" di Charles Baudelaire.
"Lo straniero" è stato uno di quei cinque o sei testi che
mi si sono impressi in testa con forza fuori dal comune.
Vedendo il testo scaraventato in mezzo a queste altre citazioni
ho però capito una cosa: Baudelaire non parla di uno straniero,
non parla semplicemente di uno straniero:
semmai parla di un apolide. Oppure di un extraterrestre (un alieno, appunto).
lo straniero di Baudelaire non è semplicemente
distante dal modo di vivere francese,
è distante dal resto della popolazione mondiale.
Non è un canadese, un russo, un romeno:
è privo di patria. È un apolide,tagliato fuori da qualsiasi
comunità. C'è una grande differenza
tr achi appartiene ad una comunità diversa
da quella di un determinato paese,
e chi invece appartiene a una minoranza etnica:
un caso eblematico sono gli ebrei, o gli zingari.
quelli che "Himmler definiì una volta per tutte
vite non degne di essere vissute".
È stato detto che la colpa degli ebrei era il deicidio,
ma la Shoah non sembra essere stata inventata per punire questa colpa:
è molto più probabile che la colpa che unì ebrei zingari ed omosessuali
neio campi di sterminio fosse la diversità.
la parola
straniero significa semplicemente estraneo,
ma richiama anche il termine
"strano":
in letteratura la stranezza è forza.
Si parla spesso di "motore dell'azione":
io penso che le trame usino invece
l'energia del vento,
a far muovere tutto sono le differenze di pressione
e densità tra una zona e l'altra
del cielo, della storia, le differenze tra un personaggio e l'altro.
Un esempio assai significativo è l'ingenuo di Voltaire.
Gli occhi totalmente nuovi di questo selvaggio
danno anche a noi la possibilità
di vedere, per una volta, il mondo solito come estraneo,
e non più necessario. Vediamo per la prima volta
come
siano assurde certe convenzioni. Perchè i preti indossano
la gonna? Perchè Dio parla più
a certe persone che ad altre? Perchè ci sono posate
diverse per la carne o per il pesce?
Ci troviamo in un mondo delle meraviglie e alla fin fine
ci accorgiamo che quello solito non è molto diverso.
Candido viaggia in lungo e in largo
per il mondo e ci trova sempre lo stesso orrore:
non si è mai visto un Paese pacifico,
ci approda per caso ma non ci resiste a lungo.
kerouac va in messico per trovare sè stesso.
mishima sogni altri mondi.
Pessoa afferma che "solo il mare degli altri paesi è bello".
Questo ci fa capire come ogni paese straniero ridiventi
solito ed ordinario se conosciuto a fondo:
la bellezza e la Giustizia sono sempre oltre l'orizzonte:
sarebbe questa la vera estraneità,m a per essa sarebbe
forse meglio rivolgersi agli alieni,
non bastno le peculiarità dei cileni.
nell'età della ragione i russi ci parlano un po' di noi.
l'otello è il moro di venezia.
in moby dick riemerge il tema del buon selvaggio.
edipo a colono trova una nuova patria.
Buzzati ci presenta un deserto vuoto,
e decine di soldati che sperano in stranieri che lo popolino:
Drogo fa lo stesso ragionamento di Kostantino Kavafis,
invocando l'arrivo dei barbari perchè "quegli uomini, erano una soluzione".
"aspettavamo tutti i barbari di kavafis\ma essi non sono arrivati":
quando la società è in crisi spera nell'arrivo di sangue nuovo
che possa ridare linfa all'impero dissanguato,
l'altro da sè diventa quasi un rappresentante,
sacro, della diversità biologica:
i discendenti delle famiglie nobili,
dall'ottocento, in letteratura, sono tutti pallidi e malaticci.
"hanno deciso che i Negri sono come i Bianchi
(ma forse non anche i Bianchi come i Negri).
Emil Cioran chiama se stesso "apolide metafisico"
Pasolini "apolide che cerca di naturalizzarsi ebreo".
Marcuse dice che saranno forse solo gli abitanti
del terzo mondo a poter salvare il primo:
denunciando con la loro potente e inascoltata voce
le brutture del sistema capitalistico così ocme lo conosciamo.
Il poeta è uno straniero in patria.
Come si vede dalle traccie proposteci dal ministero,
nei secoli la figura dello straniero
è stata vista in modi molto diversi.
In particolare è possibile notare come durante periodi dolorosi quali la peste,
o la seconda guerra mondiale,
la comunità tenda a chiudersi,
mentre con "la purezza dei greci", con la incredibile apertura mentale di Baudelaire,
chi è diverso viene accolto, interpellato, ascoltato.
l'estratto di Walcotto m'ha fatto tornare in mente il romanzo di Jonathan Swift:
proiettati in un mondo straniero quello che conta
è un punto di vista differente verso la vita.
hanno deciso che i neri sono come i bianchi
(ma che forse non anche i Bianchi come i Negri)
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