martedì 9 marzo 2010
questa poesia ha avuto per me molti significati,
mai nessuno.

Questo sonetto mi è sempre parso associato alla lunga poesia
"Al poeta a proposito di fiori" in cui si afferma duramente che la poesia poeticizzante ci ha stancato.Ma questo sonetto così famoso non è rappresentativo dello stile di Rimabud, è una sperimentazione, più che uno scherzo, le altre poesie sono molto più evidentemente dotate di senso, anche se a volte di difficile comprensione.
i myosotis sono immondi, la poesia non è una cosa da anime belle,
in definitiva, bisogna rendere l'anima mostruosa, e ascoltarla, una volta
resa tale. I gigli sono clisteri, Rimbaud si auspica una poesia che mostri fiori nuovi,
fiori del male, tributo all'unico dio per lui esistente, e dopo averli auspicati,
li realizza. è l'ordine alfabetico, anche se non rispettato, a rendere insorabile
il procedere di una poesia in realtà perfettamente coerente, e ricca.

Il vero protagonista della poesia è il poeta che colora le vocali,
e mostra come possa estrarre dal suo cilindro,
quasi con scrittura automatica, cataste di immagini per semplice
analogia, per richiamo oscuro e uditivo:
il senso è già nelle lettere, ancor prima che nelle parole,
così come la musica suggerisce sentimenti e anche ragionamenti.

Così, con estrema modernità, metà del senso è ancora tutto da costruire,
come per metà delle opere custodite
nei musei d'arte contemporanea: si susseguono delle immagini, magari in antitesi tra loro,
c'è una fragorosa annumerazione che smebra non portare da nessuna parte,
e intanto però viene affermata la potenza della "fantasmagoria": contano
solo lo stupore e la potenza immaginifica.
Il vero problema è che il senso è sovrabbondante, non c'è un senso solo ma ce ne sono mille, e ci sono tutti: Tutto ciò è evidenziato attraverso le immagini libresche da colui per il quale i libri di fiabe furono gli unici degni libri di testo.

Ma c'è ancora la tensione dell'inesprimibile,
del mistico che vede dio e non puàò che balbettarlo,
la stessa tensione dell'altro celebre sonetto in cui
"intender non lo può, chi non lo prova",
e qui è ancora più incomunicabile l'seprienza che non è di figlio ma di veggente.

Così come nel manifesto della preveggenza, volevo dire, nella lettera
"rovinerebbe si afferma "se un debole si mettesse a meditare sulla prima lettera dell'alfabeto"(che è la A,bianca) "rovinebbe nella pazzia". Rimbaud invece è forte e mettendosi a meditare trova un mondo,che si chiude poi con l'omm indù che risuona dall'inizio dei tempi e si sentirà infine.

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posted by arturo_arcobaleno at 18:32 |


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