pensavo appunto alla relatività.
non volevo collegarli questi due post.
ho una grandissima,quasi eccessiva capacità di collegare cose
anche molto distanti tra loro,
ma so anche concentrarmi fino a incendiare
con i miei soli occhi
i mucchi di foglie secche.
Penso alle parole ai pensiei,alla letteratura e a tutto il resto.
però oggi mi è venuto da pensare, in particolare,
a varie sensazioni passate.
sul momento mi limitavo a percepirle,
ma se mi permettete, io mi sembro un saccente,
ma una parola in più è già quasi un arto:
le percepivo e non le apppercepivo.
così, in seconda media la mia professoressa di inglese
era molto bassa, una e 52, io pensavo fosse piuttosto carina,simpatica,
aveva letto il signore degli anelli e lo suava come bibbia,
ma standole vicino non potevo fare a meno di pensare quanto fosse
BASSA. io ero un paio di centimetri più alto di lei,
e questo mi sembrava una conquista, se lei era adulta.
mi sembrava addirittura una cosa indecente.
e così mi stando vicino ad una ragzza,palrandole, standole vicino,
non posso fare a meno di fermarmi qualche secondo, qualche singolo secondo,
a pensare all'abisso che c'è,
in quel momento, non più solo tra l'io e l'altro da me,
ma tra la mia maschilità e la sua femminilità,
e così sento, non so, fosse solo la forma delle dita,
e mi vedo sotto una luce che normalmente non c'è.
ma lo stesso mi succede anche stando vicino a un ragazzo,
parlandogli,standogli vicino. oltre al normale abisso
che distanzia l'io dall'altro da sè,
vedo, ogni volta,la distanza tra io che indosso
una felpa "i'm not a football player" e lui che ha una divisa da calcio.
e non è semplice -diversità-
perchè mi sembra che il loro codice etico,
appunto, i loro costumi, siano penetrati sotto la pelle,
e siano andati lì dove è il posto
della loro stessa essenza:
e così anche qui ho degli occhi un po' diversi,
che mi fanno di nuovo cogliere una distanza ulteriore.
(o forse è il tema de -la realtà-)
come i canelupo nè cani nè lupo,ahah.
e questo,anche filosoficamente.


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