penso, mi rigiro nel letto.
poi sono fulminato: fuori dalla mia finestra c'è una luminescenza,
un'azzurrità che non potevo nemmeno prendere in considerazione.
quando dentro me si allungano le ombre.
esco, con una copera.
cammino a piedi nudi sul terrazzo,
raggiungo una vecchia sdraio di pelle o similpelle,
che scricchiola.
mi avvolgo nella coperta.
Vedo che il sielo è velato,
ma proprio a sud c'è una stella di un'intensità tale
che mi mette allegria.
Sono un po' sgomentato dal fatto che la notte possa essere così chiara.
mi domando se non si stia approssimando l'alba,
così presto.
ma se fisso il cielo non noto alcun cambiamento,
e so che è ovvio ma non lo penso.
sono sgomentato dal fatto di non aver osservato una notte di giugno che da un anno prima,
quando mi bastava tenere in mano il libro di rimbaud
per sentirmi di nuovo nel grembo della madre terra.
All'improvviso sento il suono di una goccia,
non una goccia di pioggia, ma una sgocciolamento da gronda:
mi ricordi che a mezzanotte ho sentito benissimo la pioggia,
ma che camminando sul terrazzo non mi sono bagnato i piedi.
Ma ciò che mi affascina e ipnotizza è la luce, il colore blu leggermente luminescente del cielo.
Intanto penso "questa non è neanche bellezza, è una sospensione totale,
eppure non smetto di essere,anzi.
un poco mi stuzzica il desiderio di pensare che tutto ciò sia bello,
ma non lo trovo così magnifico,
trovo solo tutto molto armonico,
io, il cielo,la luce, quella stella che non so se sia venere o giove."
non ci sono lampioni nella strada, ma due case lasciano accese tre lampadine
per illumnare l'esterno.
mi rendo conto perfettamente che la paura dei ladri non è che un sintomo del loro malessere.
io fatico a credere che sia solo la loro luce a poter dare tanta chiarezza ad ogni cosa intorno.
il supporto delle mie natiche fa sì che io guardi verso ovest,
in direzione della montanga.
è solo in momenti come questi che posso ricordarmi della mia impressione
infantile e considerare ciò che mi trovo di fronte come un bosco intricato,
un trionfo di fogliame in cui non ci si può che perdere.
ricordo un anno fa quando ero lì seduto così a guardare il fogliame
con un libro di lorca in mano, risento l'odore di quel momento.
penso se in quel momento ciò che stessi gustano non fosse altro che il ricordo
che ne avrei avuto un anno dopo.
anche il quell'occasione era giugno,
erano le 4 del pomeriggio e aveva appena smesso di piovere.
il ricordo,in quel momento,era dato dal fatto che non stessi leggendo,
ma ricordando le poesie di lorca grazie ad un oggetto fuori da me:
le parole in sè non mi dicevano nulla, ciò che mi faceva zampillare il cuore
era anche allora il ricordo di tutte le illusioni le sperazne le pretese
le malinconie le paure e le timidezze concentrate in me e rivelate,
amministrate, in qualche modo coltivate,solo per mezzo di un simile poeta.
All'improvviso Sento le campane! distintamente,
conto i tocchi. Quattro e poi uno più acuto.
Penso di non avere affatto sonno,di non sentirmi così sveglio da mesi,
ma al contempo penso che se rimanessi ancora lì fuori
solo per dieci minuti,
correrei il rischio di vedere il cielo schiarirsi davvero,
e allora dovrei aspettare l'alba,
e allora non potrei più addormentarmi,
ma più: rientro in casa.
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