lunedì 28 dicembre 2009
(vivo piano)
nel mondo
stupefatto
dall'aurora.
 
posted by arturo_arcobaleno at 23:03 | 0 comments
bevo haiku
scrivo "vino",
faccio altro.

cupa feltrinelli,
sporca mondadori,
chiuse blblioteche.

carta stampata,
carta studiata,
vita sprecata.

(oltretutto devo comprare quel cazzo di lorca o diventerò un haiku)

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posted by arturo_arcobaleno at 20:54 | 0 comments
lunedì 7 dicembre 2009
sto scrivendo un tema a favore del suicidio ma ho paura diventi troppo convincente.
in italia l'apologia del suicidio è un reato,
e io trovo assurda questa cosa:
ognuno deve poter enunciare quello che vuole,
nessuno ha dimostrato che la vita sia da preferire alla non vita.

nietzsche:
il gallo ad asclepio significa,
vivere è una malattia.

il mistico di aut aut
dice che così come l'ignoranza è il negativo
dell'infinito, il suicidio è il negativo
della libertà:
ci avevo pensato nahce io, e avevo pensato se si potesse davvero
dire che il positivo, di questa libertà,
esista. Blogspot m'è testimone che come
Kierkegaard, ma da prima di ocnoscerlo,
mi ero interrogato se la presenza di un corpo
così enormemente limitato potesse davvero
far credere all'esistenza di una libertà:
kierkegaard risponde che la libertà è solo in dio,
io, da parte mia, sono d'accordo,
ma in dio non ci credo.

Schopenahuer e Leopardi non vedono speranza
all'interno della vita e però rifiutano il suicidio:
a me sembra che la loro scelta sia un semplice atto di viltà,
non riesco a pensarla diversamente.
Mentre serve un certo coraggio per farla finita, serve una certa forza
per decidere il suicidio, a mente fredda:
mi pare che alla logica subentri la semplice paura, l'istinto di sopravvivenza,
che però in quanto istinto, è molto al di sotto della logica.
Sono in mille i pensatori che sono giunti a dire che la vita
è solo dolore, ma allora perchè non imboccare subito l'uscita?

"In questo dunque ci sbagliamo, quando guardiamo la morte: gran parte di essa è già passata, tutto il tempo che sta dietro di noi, appartiene alla morte."
Ma, d'altro canto, ciò che siamo è solo il nostro passato:
il presente deve ancora essere fatto nostro del tutto, il futuro non esiste,
noi siamo del tutto creati dal nostro passato.

"Morte" è una parola che può assumere moltissimi significati diversi,
un tema su cui si possono avere punti di vista antitetici,divergenti, o semplicemente
distanti.


Nei demoni di dostoevkij
il personaggio Kirillov
eleva il suicidio ad apoteosi,
addirittura:
vile è il suicidio d'amore,
non quello metafisico.
<<“L’uomo ha paura della morte, perché ama la vita, ecco come la intendo io,” osservai “e cosí ha ordinato la natura.”“È vile, e sta qui tutto l’inganno!” scintillarono i suoi occhi. “La vita è dolore, la vita è paura, e l’uomo è infelice. Ora tutto è dolore e paura. Ora l’uomo ama la vita, perché ama il dolore e la paura. E cosí hanno fatto. La vita si concede a prezzo di dolore e di paura, e sta qui tutto l’inganno. Ora l’uomo non è ancora quell’uomo. Vi sarà l’uomo nuovo, felice e superbo. A chi sarà indifferente vivere o non vivere, quello sarà l’uomo nuovo! Chi vincerà il dolore e la paura, quello sarà Dio. Mentre l’altro Dio non vi sarà.”>>
<>
(mi sembra ovvio che il mondo finisca con la mia fine)


negli ultimi scritti freud
arriva ad ipotizzare che accanto al vincente
rumoroso eros ci sia, e soltanto,
il silenzioso ma persistente
thanatos:
la morte avrebbe una grande attrattiva, quindi.
ha vinto Eros,
ma non per sempre.
La morta, scevra di quella paura animale, ferina, di cui
parla kirillov,
finisce per coincidere con quella liberazione totale che è
il nirvana:
si dice, da una parte l'amore dall'altra la libertà,ma
in realtà, "la libertà finisce dove inizia":
avere un corpo è l'estrema negazione
della libertà, la libertà
dovrà essere prima di tutto liberazione.

più incisive di amleto sono le parole di edgar,+per cui
"preferiamo morire ogni ora,
che morire una volta per tutte".


i cccp cantano:
"esiste una morte pari
al venire corrosi che non ho scelto io
ma è dell'epoca in cui vivo",
così come battiato canta
"questa parvenza di vita
ha reso antiquato il suicidio".
Il tema è forse quello della nuova preistoria:
il ciclo del copnsumo
e della produzione è quasi inarrestabile,
se già nel '68
c'era una sola dimensione,
ora che è svanita anche quella critica
al sistema occidentale
che era l'unione sovietica,
con le sue mille nefandezze,
questo è rimasto l'unico mondo possibile.


il novecento inventa la morte dell'anima,
dopo tanti secoli di animali e oziosi.

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posted by arturo_arcobaleno at 08:57 | 1 comments
venerdì 4 dicembre 2009
freddo e aria,
la neve sui monti,
non tornano i conti.

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posted by arturo_arcobaleno at 16:45 | 0 comments
martedì 1 dicembre 2009
dicembre di già,
il freddo che c'è fuori,
mi brucia'l cuore.

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posted by arturo_arcobaleno at 16:56 | 0 comments
ascolto punk,
non vivo solo,
ma muoio ogni giorno.

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posted by arturo_arcobaleno at 16:55 | 0 comments