due settimane,e anche quattro, fa ho scritto un post
che si sarebbe dovuto chiamare
"la palude definitiva".
c'era il faust di pessoa, c'era la sonata a kreutzer.
e appunto,il rischio più grande era quello di cedere
al moralismo della nonata a kreutzer,
quando
ma oggi non è insensato affermare
"il sesso non è un fine".
anzi, è sconvolgente.
e non dico, per i miei coetanei,
per cui quello è solo il fine,
parlo dell'intera società:
e bisogna parlare dell'intera società.
dove è la sacralità del matrimonio se non nella sua,
relativa, sempre meno salda, utilità -a mantenere l'ordine-?
chi l'ha deciso che l'amore debba avvenire tra un uomo e una donna,
e per sempre? e perchbè tra una coppia?
e perchè per più di un giorno?
e chi mai lo ebbe,invece, il felici e contenti?
chi è stato il primo a negare che l'amore tra uomo e donna,
sia qualcosa di diverso dal cazzoinfiga?
E così è assurdo affermare che
sentimenti che abbiamo ormai capito
essere nati dalla necessità di portare avanti
la specie uomo, possano essere definiti
"sublimi" "sommi" e tutto il pattume connesso.
-ma la famiglia è il vero crimine-
Intanto con tutti questi discorsi,
sto scomparendo.
ma avrei poi voluto scrivere un post di bilanciamento
a proposito di ciò per cui vale la pena vivere.
Esiste "quello che si chiama comunemente amore"?
o tale parola serve solo a mascherare la pochezza
della perpetuazione della specie?